lunedì 19 febbraio 2018

Blogger Recognition Award

Blogger Recognition Award


Solo dopo essermi resa conto che questo NON era il Liebster Award, avrei piuttosto rinunciato a fare questo post, MA volevo tanto ringraziare le due blogger che mi hanno gentilmente nominata:

Data la carenza di tempo e le domande che sono praticamente identiche a quelle a cui ho risposto alcuni mesi fa, vi rimando al mio vecchio post dove potere leggere le mie risposte che, oggi, rimangono le stesse!

Taggo con piacere chiunque stia leggendo questo post, se voleste riproporre questo "Award" sul vostro blog, queste sono le domande a cui rispondere:
  1. Ringraziare il blogger che ti ha nominato e inserire il link al suo Blog;
  2. Scrivere un post per mostrare il proprio riconoscimento;
  3. Raccontare la nascita del proprio Blog;
  4. Dare consigli ai nuovi blogger;
  5. Nominare altri 15 blogger ai quali vuoi passare il segno di riconoscimento;
  6. Commentare sul Blog di chi ti ha nominato e fornirgli il link al tuo articolo (anche sulla pagina Fb).
Scusatemi per il breve post, molto fugace ecco, però ci tenevo a ringraziare questi due blog e a invitarvi a rispondere a questo piccolo "tag".

Vi ricordo che ho attivato la Newsletter, per iscrivervi cliccate l'immagine qui sotto:


giovedì 8 febbraio 2018

#TrishTalk: Gennaio 2018

#TrishTalk: Gennaio 2018

Eccomi qui, non sono sparita completamente!
Mi dispiace di questo mega ritardo, ma come forse immaginate bene, Gennaio e Febbraio sono due mesi pienissimi per gli studenti universitari alle prese con gli esami (ne devo affrontare due questo mese).
Come non dovrebbe essere sfuggito agli occhi più attenti, non ho pubblicato il TrishTalk di Dicembre: ho deciso di “mettere insieme” quello di dicembre e gennaio per portarvi qualcosa di più completo e per lasciare spazio ad altri post che voglio pubblicare il prima possibile.
Tra le altre cose devo rispondere ad un Blogger Recognition Award (sì, vi ho visti ;) ) quindi... Tanto lavoro!

Prima di iniziare voglio aggiornarvi su una piccola chicca che ho aggiunto al blog: se lo desiderate, potete iscrivervi alla Newsletter del blog e ricevere ogni qual volta pubblico un post una mail.
Non vi preoccupate, potreste ricevere massimo 2 mail a settimana e non ci saranno pubblicità!
Per iscrivervi cliccate sul logo qui sotto e inserite va vostra mail:



Trish talks about... Books: Le notti bianche


È uno dei miei libri preferiti in assoluto, non c’è una ragione in particolare che mi ha spinta a consigliarvelo, beh, in realtà una forse sì, ossia il fatto che, per l’appunt, è uno dei miei libri preferiti e non ve ne ho mai parlato!

Questo è un libro scritto in maniera magistrale, prestissimo leggero Delitto e Castigo dello stesso autore e non vedo l’ora, e i temi trattati penso siano vicini a tutti i lettori: se siete appassionati alla lettura e siete degli inguaribili sognatori, è il libro che si sposerà con la vostra anima.


Trish talks about... TV Series: Stranger Things


Non è sicuramente un telefilm che richiede una particolare presentazione: vorrei solo dirvi, se non l’avete iniziato perché è troppo popolare... no, non va bene, DOVETE iniziarlo.
Ho divorato la prima e la seconda stagione nel giro di davvero poco tempo e devo dire che è sicuramente la migliore che ho visto nell’ultimo periodo.

Se qualcuno di voi l’ha vista, qual è il vostro personaggio preferito? Per me Steve ragazzi: il suo personaggio cresce tantissimo durante le stagioni, l’ho apprezzato tantissimo.


Trish talks about... Films: Interstellar


È da un po’ che voglio rivederlo, un mio amico ultimamente me ne ha parlato di nuovo e la mia voglia, già prima molto insistente, di rivederlo si è amplificata.

Devo rivelarvi che ho un debole per le storie ambientate nello spazio, dai libri ai film adoro tutto ciò che esplora i più reconditi luoghi dell’universo, in più ho anche un feticcio per le storie misteriose ed enigmatiche.
Bene. Questo film non è solo una storia di astronauti che viaggiano per l’universo in cerca di un pianeta abitabile, è anche la storia della relazione tra un papà e la sua bambina, la storia di un mondo che lotta che ormai è arrivato ai suoi ultimi respiri, la storia di un futuro non troppo lontano.

Questa è un film che vorrete rivedere appena terminato, il finale non vi lascerà delusi quanto più commossi.
Oh, quasi dimenticavo, gli effetti speciali lo rendono un piccolo capolavoro.

giovedì 18 gennaio 2018

Multinazionale e privato: due mondi letterari a confronto

Multinazionale e privato: due mondi letterari a confronto



DISCLAIMER: questo post è stato scritto nel giorno 12/01/2018.

Oggi post molto diverso dal solito, ho voluto discostarmi dai soliti post che escono sul blog perché mi premeva parlarvi di un argomento sul quale stavo riflettendo proprio ieri e sul quale continuo a rifletterci anche oggi. Ma partiamo dal principio.

Ieri, spinta dai saldi e dalla mia sempre presente smania di acquistare libri, ho "fatto visita" alla Feltrinelli dove ho fatto un felicissimo acquisto: Trilogia di New York di Paul Auster (trovate la copertina nella foto del post). Devo però rivelarvi che non era questo il libro che avevo intenzione dei acquistare ieri.
Ovviamente penserete: ma la Wishilist di un lettore accanito è infinita, è ovvio che non era proprio quello che volevi, ce n'erano sicuramente altri che desideravi e su cui eri indecisa. Beh è vero.
Ma il problema è stato un altro: alla Feltrinelli non avevano tutti i libri su cui avrei voluto essere indecisa.
Anche qui direste: Probabilmente li avevano terminati. Ma anche qui il problema è un altro. Quello che ho notato passeggiando per la Feltrinelli è che ormai i libri che ci sono sugli scaffali, o sui ripiani in bella vista, si trovano lì soltanto perché ultimamente sono mainstream.

Ma che significa questa parola? Bene, ve lo scrivo così come trovo il significato su internet:
è un termine inglese usato come aggettivo in vari campi delle arti e della cultura per indicare una corrente che, in un particolare ambito culturale, è considerata più tradizionale e "convenzionale", comune e dominante, venendo quindi seguita dal più grande pubblico.
-Wikipedia

 Sicura di trovare tutti i libri di cui avevo bisogno, man mano che trovavo i titoli su cui ero indecisa, li caricavo su un braccio e giravo tra gli scaffali come una forsennata, alla disperata ricerca di quelli che mancavano all'appello: cercavo 2 saggi ("Armi, acciaio e malattie" e "Il secolo breve") e un libro abbastanza "vecchiotto" ossia "Amabili resti" di Alice Sebold. Se proprio devo essere pignola, c'erano anche molti altri che mancavano all'appello, ma girando e rigirando in primo piano c'erano o li stessi libri che ci sono sempre in evidenza (quali i soliti titoli di Adelphi oppure i soliti titoli e/o, l'immancabile Charles Bukowski, i libri di autori orientali che prima, quando erano appunto mainstream, erano titoli abbastanza vari mentre adesso si limitano a quelli di Banana Yoshimoto e Murakami, e la mia lista può continuare con i libri rosa, i soliti ovviamente, e chi più ne ha più ne metta) oppure, appunto, le novità (già super famose, assolutamente non quelle meno commerciali) che sommergono i libri che, magari, non sono poi così vecchi o così poco famosi o ancora, direi soprattutto, meno importanti rispetto a quelli più recenti e “di moda”.
Con quello che ho detto io non intendo assolutamente svalutare determinati libri, alcune case editrici o alcuni generi letterari: la mia è una critica verso il sistema che le librerie (non solo la Feltrinelli insomma) adottano per vendere i libri.

Io personalmente vado nelle catene perché sono ancora sicura di riuscire a trovare sempre quello che voglio, ma in realtà queste grandi "compagnie" stanno pian piano trasformandosi in una sorta di "Multinazionale" dei libri: quello che ho notato non solo ieri ma anche tutte le altre volte che ho  visitato la Feltrinelli in questo ultimo periodo, è che si cerchi di vendere QUANTO più si può invece di dare una gamma più completa e vasta di libri oltre che di qualità e pensata davvero per i lettori.
Il libro che ho sempre trovato di Paul Auster è stato sempre e solo "Trilogia di New York" tra i contemporanei che vantavano sempre gli stessi titoli: ieri non c'era solo "Trilogia di New York" (che mi sono finalmente decisa a comprare dopo il mio immenso peregrinare) ma anche altri 3-4 titoli dello stesso autore che se non fosse stato per "4 3 2 1" io non avrei mai conosciuto o, per lo mento, VISTO in libreria.

Mi sembra che le catene di librerie possano essere paragonate a una specie di fruttivendolo dove vengono esposte solo le novità o la frutta e la verdura che sembra più gustosa: l'unica differenza è che i libri col tempo non marciscono. 
Per come la vedo io alcuni titoli acquistano valore, come i libri di Italo Calvino ad esempio che adesso, meritandoselo, ha il suo posto d'onore nelle librerie. 

Per questo qui sul blog non faccio segnalazioni, è una tipologia di post che a me PERSONALMENTE non piace: preferisco recensire un libro e parlarvene in maniera approfondita piuttosto che presentarvelo in maniera che io ritengo abbastanza sterile.
Quindi, sunto della mia discussione: nonostante comunque sia normale non riuscire a trovare il libro che si desidera che magari è meno richiesto o acclamato di altri (il che può essere perfettamente normale se le copie disponibili sono terminate) credo che il problema di fondo è da considerarsi più grande di quanto si creda, infatti non sempre possiamo trovare in una catena di librerie gente davvero amante del proprio lavoro o dei libri, cosa che invece può accadere più facilmente in una libreria privata/indipendente.

Io penso che sia molto importante amare il proprio lavoro in genere (o per lo meno farselo piacere quando le situazioni della vita ci mettono nelle condizioni di non poter scegliere altro) e, in particolare modo, penso che per essere assistenti d'acquisto in un negozio bisogni essere motivati, gentili, disponibili e, soprattutto, competenti nel campo in cui si viene ammessi.
A quanti sarà capitato d'incontrare commessi che non avevano tutte queste qualità? E che peccato è stato trovarli proprio nel negozio in cui non avreste mai voluto incontrare una persona scorbutica, a cui invece avreste voluto chiedere consigli e informazioni?
Ecco perché penso che sia importante rivedere le priorità di una libreria e considerare anche il proprio staff che, sicuramente, fa la differenza in luoghi dove il cliente tende a cercare l'aiuto e il supporto del commesso. Ovviamente in una Multinazionale è più facile trovare assistenti che non sono proprio quelli che ci aspettiamo: penso che anche in questo campo le librerie indipendenti/private siano "avanti" proprio perché ci sono persone che scelgono molto più accuratamente il proprio staff.

Vi aspetto nei commenti per discutere rispetto questo argomento o comunque anche demolire alcune mie osservazioni! è un argomento che, penso, sarà vicino a molti lettori.




mercoledì 10 gennaio 2018

Recensione "L'incubo di Biancaneve"

Recensione "L'incubo di Biancaneve"

Autore: Scarlet Danae
Trama: Una ragazza sfortunata, usata dalla matrigna come schiava sessuale. Una misteriosa droga spacciata in delle mele. Un'overdose fatale e un viaggio in un mondo parallelo, infetto da un virus mortale e oppresso da sette streghe. Riuscirà Bianca a salvare il principe Darknight tenuto prigioniero nella città dei mercenari? Ma soprattutto, accetterà il suo destino come clone della rivoluzionaria Biancaneve?

Recensione: Prima di iniziare la recensione vorrei ringraziare l'autrice che mi ha inviato una copia del suo libro: per saperne di più sull'autrice e sui suoi libri vi lascio il link per il suo profilo Instagram.

Complessivamente il libro mi è piaciucchiato: ha un incipit non proprio brillante, ma fortunatamente il ritmo diventa più scorrevole dopo la prima metà quando la nostra protagonista, Bianca, viene catapultata in una realtà parallela alla sua e, a suo malgrado, sarà costretta a ricoprire il ruolo di Biancaneve. 
La costruzione del mondo distopico l'ho apprezzata, è alquanto originale, con un retaggio fiabesco ma abbastanza solido e, inoltre, le ambientazioni sono ben descritte, il che non è da tutti, quindi punto a favore. Essendo parte di una saga mi aspettavo che molte cose non venissero rivelate, infatti questo libro instilla tanti dubbi e questioni irrisolte di cui si vuole assolutamente venire a conoscenza.

Quindi, nonostante la "versione" della storia nella realtà di Bianca non mi sia per niente piaciuta (ho trovato abbastanza strano il fatto che Bianca non avesse provato a scappare dalla sua matrigna, la quale sembra quasi un oggetto di scena, avrei voluto che il ruolo dell'antagonista fosse più marcato), ho trovato la seconda parte ambientata nella realtà alternativa un po' rocambolesca ma sicuramente più fluida. 
Esprimendo un parere generale sulla trama e sull'originalità della storia, dico di esserne soddisfatta!

Per quanto riguarda i personaggi, devo ammettere di non essere mai stata un'amante delle protagoniste, infatti nemmeno questa volta mi sono trovata in sintonia con Bianca che, essendo sboccata e a volte inadatta, sicuramente non ha guadagnato la mia simpatia! Ma credo che questa sia tutta questione di gusti personali e delle mie personali emozioni, quindi non temete: potreste amarla quanto odiarla!
Cogito è il personaggio da cui mi aspettavo tutt'altro: essendo una macchina mi aspettavo che avesse un'"anima" più meccanica, però proseguendo con la narrazione ho apprezzato anche questo lato più "magico" della lettura, ma sarebbe bello approfondire la questione di Cogito e magari capire come l'abbia modificato Biancaneve, rendendolo un essere quasi senziente.

Lo stile invece non mi ha presa moltissimo: le descrizioni, come ho già detto, degli ambienti sono efficaci, tuttavia le descrizioni fisiche a volte lasciano a desiderare, credo che l'unico personaggio con una buonissima descrizione fisica sia Bianca, o anche il Lord della prigione. Tolti questi particolari, l'elemento che non mi ha convinta riguardo lo stile, sempre però semplice e scorrevole, è stata l'impostazione dei dialoghi: a volte erano forzati, alcuni, alla fine in particolare, potevano risultare infantili.

Concludo facendo il punto della situazione: ho trovato la storia originale, nonostante qualche pecca, magari anche recuperabile con i seguiti i quali, spero, spieghino tanti nodi irrisolti e, soprattutto, approfondiscano i personaggi secondari (che per ora sono stati abbastanza abbozzati) che meriterebbero qualche connotazione in più, ho trovato interessante una versione più "cruda" del retelling della fiaba di Biancaneve, chissà che però lo stile e il carattere di Bianca non possano cambiare col tempo!!

VALUTAZIONE:


sabato 6 gennaio 2018

Top 5 Libri 2017

Top 5 Libri 2017


è da qualche settimana che manco sul blog, per due ottime ragioni: le vacanze e la preparazione agli esami. Questo però non ha diminuito il mio desiderio di parlarvi di libri e, con la fine del 2017, mi è sembrato opportuno stilare una piccola lista dei libri (ma ci saranno anche alcuni fumetti) migliori che ho letto nel 2017.
Non è stato molto difficile trovarne cinque tra tutti quelli che ho letto quest'anno: ne ho letti soltanto venti e la maggior parte delle mie letture sono state deludenti, sono stata molto lenta nel finire alcuni e credo di aver sbagliato la mia "scaletta" di letture.
Ultimo accorgimento che vi do: i libri non sono in ordine di gradimento, mi sono piaciuti tutti (chi più chi meno) e vi elencherò quelli che secondo me sono stati più "meritevoli" rispetto a tutti gli altri che ho letto durante l'anno.

  • Harry Potter: la saga

Iniziamo bene... barando! Non avevo mai letto in vita mia la saga di Harry Potter trasportata da coloro che sostengono che siano meglio i film, però quest'anno ho deciso di dare una possibilità ai sette libri della Rowling, invogliata anche dal fatto che avevo appena ottenuto il fantomatico buono di Renzi da 500 euro.
Non voglio dilungarmi oltre coi motivi perché ho intenzione di fare un post dedicato solo a loro, vi basti sapere che è una saga che MERITA di essere letta e amata.
  • L'inventore di sogni, Ian McEwan

Entrato a far parte dei miei libri preferiti in assoluto, questo è uno di quei libri magici che in realtà non parlano di magia vera e propria, ma di un fenomeno assai più vicino a noi, e in particolare modo a noi lettori: l'immaginazione, in questo caso dei bambini. 
Lo stile di scrittura di McEwan è molto coinvolgente, era da tempo che non riuscivo a staccarmi dalle pagine di un libro ed è stato bellissimo provare di nuovo quella sensazione: la narrazione non si limita all'infanzia ma va oltre, indagando ad esempio sul fenomeno della morte con occhi innocenti, o, anche, di questioni che solo i più grandi riescono a "comprendere", fino ad arrivare all'incompresa età adulta, ricca di misteri e complessità troppo distanti per un bambino a cui basterebbe una colla per vivere avventure indimenticabili.
  • Il cane che guardava le stelle, Takashi Murakami

Manga edito dalla J-Pop che non ha nulla da invidiare ad un romanzo: io di solito non leggo manga perché li trovo abbastanza dispendiosi, preferisco racconti che durino solo un paio di volumi oltre che alle trasposizioni animate, che preferisco di gran lunga.
Tuttavia mi sono ritrovata questo piccolo manga autoconclusivo fra le mani perché mi è stato prestato gentilmente da un mio amico: mai prestito migliore è stato fatto!
è una storia tenerissima che parla del rapporto tra cane e padrone, ma non soltanto di quello, anche di famiglia, povertà, amore e morte.
Tenete pronti i fazzoletti perché piangerete, e tanto!
  • Coraline, Neil Gaiman

Anche questo libro è considerato un cult della letteratura per ragazzi e io non l'avevo mai letto: adoro il cartone che sento ancora di preferire al libro, tuttavia questo rimane un bel libro che non fatico a credere sia diventato un cult.
Cercavo qualcosa da leggere nel periodo di Halloween e quello di Neil Gaiman mi sembrava il più indicato data la mole non troppo impegnativa: l'ho divorato in poco tempo e mi ha trasportata in uno stato d'inquietudine come, sicuramente, non avrei mai immaginato potesse fare.
Ho apprezzato molto anche le figure retoriche che l'autore propone coi personaggi e le peripezie che affronta Coraline: non mi dilungo ancora perché vi ho fatto una recensione del libro proprio QUI sul blog!

  • Eleanor & Park, Raimbow Rowell

Di questo libro non ricordo di avervene parlato abbastanza, nell'ultimo TrishTalk ve lo cito e ve ne parlo un pochino. Credo che se siete anche un minimo interessati al genere YoungAdult dobbiate leggere questo libro.
Mi sembra strano che uno dei libri per il quale avevo bassissime aspettative si sia rivelato alla fine un gioiellino nella mia libreria. Questo è un libro di una delicatezza unica, pur avendo una storia abbastanza banale e nutrendosi di alcuni cliché (non però troppo comuni), è interessante capire le dinamiche del rapporto tra i protagonisti. 
L'autrice parla con semplicità di un amore tenerissimo che si sviluppa in una realtà crudele che alla fine i due protagonisti dovranno affrontare, volenti o nolenti: i personaggi sono abbastanza inusuali se confrontati coi "classici tipi" da YoungAdult e l'autrice riesce a tratteggiare i loro caratteri in pochissime righe.


Con questo, chiudo la mia top 5, ripeto nuovamente che i libri che ho letto quest'anno sono stati pochi e alcuni (se non la maggior parte) abbastanza deludenti.
Spero che tutti i buoni propositi che mi sono posta per l'anno nuovo fruttino un bel, e ripeto BEL, bottino letterario: confido molto nelle mie prossime letture!

Alla prossima!

domenica 24 dicembre 2017

Recensione film: Star Wars gli ultimi Jedi

Recensione film: Star Wars gli ultimi Jedi

Regista: Rian Johnson
Casa di produzione: Lucasfilm
Durata: 152 min
Genere: fantascienza, azione, avventura
Soggetto: originale
Interpreti:
  • Mark Hamill: Luke Skywalker
  • Carrie Fisher: Leia Organa
  • Adam Driver: Kylo Ren
  • Daisy Ridley: Rey
  • John Boyega: Finn
Musiche: John Williams

Trama: Rey, tenace capofila di una nuova generazione Jedi, è pronta a unirsi alla resistenza per contrastare le forze del sinistro Primo Ordine. Accanto a lei l'ex assaltatore Finn, il pilota Poe Dameron, l'aliena Maz Kanata e il Generale Leia Organa. Al servizio del lato oscuro, invece, con il volto sfregiato dall'ultimo scontro con Rey, c'è Kylo Ren, che si muove all'ombra della misteriosa figura del Leader supremo Snoke.

Recensione: Scrivere la recensione è davvero difficile oggi. Penso tutti sappiano cosa abbia scatenato questo ottavo capitolo della celebre saga di Star Wars: valanghe di recensioni negative da parte del pubblico contro le super entusiastiche della critica.

Devo essere sincera e dire che ero abbastanza scettica riguardo questa "bizzarra" situazione: parto col dire che a me, personalmente, il film è piaciuto, ha sicuramente le sue pecche però non mi ha profondamente delusa.
Di certo io non ho visto tante cose che, invece, fans molto più accaniti di me, hanno notato e non hanno per nulla apprezzato.
Tuttavia, incuriosita dall'enorme polverone che il film ha sollevato (oltre le critiche questo è un film campione di incassi, e che incassi, qualche dato lo trovate
nelle foto qui sui fianchi), sono andata a spulciare tra le recensioni del pubblico e ciò che ho trovato erano tante ma tante recensioni negative, tutte accumunate da elementi che i fan non hanno potuto ignorare e per i quali io sono d'accordo.
Giusto per farvi un'idea, ma soprattutto leggere dei pareri di qualcuno che se ne intende e che ha recensito degnamente il film, vi lascio il link alle recensioni di MyMovies: QUI.

Iniziamo con calma.
Best Movie
Partiamo col dire che il film è un bel film. Lo è indubbiamente, se non si considerano i precedenti (intendo i primi 6, se proprio vogliamo rispettare gli estimatori mi fermo ai primi 3).
Musiche, effetti speciali, costumi, perfetti. Come al solito. Tra le altre cose c'è stato un "ritorno alle origini" perché hanno pensato bene di reintrodurre gli animatronics, invece di usare le animazioni al computer tanto contestate nei prequel.

Ciò che non va bene è stato il processo che ha ridicolizzato la saga. Tiro un passetto indietro rispetto dalla versione super entusiastica di me appena uscita dalla sala: *potreste considerare spoiler quelli che seguono* Leia che usa la forza? Scena a dir poco ridicola, ho riso quando l'ho vista, potevano risparmiarsela. Luke con la scenetta alla Drago Ball che si toglie la polvere dalla spalla stile Avengers? Riso anche lì. Meglio se non parliamo del """"cattivo"""" Snoke. Mi verrebbe da dire:"e Palpatine che fa?! Ma Dart Fener dov'è?!". Quelli sì che erano dei cattivi, erano sconfitti solo dopo 6 maledettissimi film. SEI. Questo Snoke fa una comparsa, SEMBRA potente, ma NON LO è. Per niente. *fine spoiler*

Queste sono le cose che non mi sono piaciute e per le quali mi trovo pienamente d'accordo. Le cose su cui mi trovo in contrasto col resto dei fan però sono le stesse che lo salvano: Rey e Kylo Ren.
Ho apprezzato molto la caratterizzazione di questi due personaggi, (insieme a Finn, non dimentichiamoci di lui, è il mio preferito in assoluto) non penso che la storia di Rey necessitasse di un qualche "spiegone" o qualche scena particolare: rende molto di più l'idea delle sue origini, non c'è molto da dire dopotutto.
E poi, Rey è proprio colei che dà una svolta, una ragazza dalle origini umilissime che riscopre se stessa in una maniera che mai avrebbe potuto immaginare. Kylo Ren è un personaggio di cui dobbiamo scoprire ancora molto e che, spero, non deluda le aspettative. Altrimenti potrò uscire sdegnata dalla sala anch'io, ve lo posso assicurare.

Sì, probabilmente la Disney ha rovinato una celebre saga che probabilmente sarebbe stato meglio lasciare che i legittimi proprietari se ne occupassero.
La Disney non può pensare di adattare la stessa politica che ha adottato con la Marvel che, per fortuna, si è dimostrata vincente in questo particolare caso, nonostante comunque il quasi totale flop di Thor Ragnarok: non c'è bisogno di rendere ogni cosa una barzelletta per renderla godibile, soprattutto poi un personaggio come Thor.
Anche quel film, piacevolissimo, molto carino ma hanno rovinato il personaggio di Thor.

Ritornando alla saga di Star Wars: vi consiglio di andare a vederlo al cinema, è un buon film con le sue numerose pecche (non proprio trascurabili) e i suoi meravigliosi pregi (di cui bisogna comunque tener conto in una recensione onesta).

VALUTAZIONE:


domenica 17 dicembre 2017

Recensione "Il giovane Holden"

Recensione "Il giovane Holden"

Edizione: Einaudi, 2014
Note sull'autore: J. D. Salinger, all'anagrafe Jerome David Salinger (New York, 1º gennaio 1919  Cornish, 27 gennaio 2010), è stato uno scrittore statunitense.
È divenuto celebre per aver scritto Il giovane Holden (The Catcher in the Rye), romanzo di formazione che ha riscosso un'enorme popolarità fin dalla sua pubblicazione, nel 1951, per poi divenire un classico della letteratura americana.
I temi principali nei lavori di Salinger sono la descrizione dei pensieri e delle azioni di giovani disadattati, la capacità di redenzione che i bambini hanno su questi, e il disgusto per la società borghese e convenzionale. Salinger fu uno degli ispiratori del movimento letterario della Beat Generation, insieme ad altri autori.
Salinger partecipò poco più che ventenne alla seconda guerra mondiale e fu tra i primi soldati americani ad entrare in un lager nazista, esperienza che lo segnerà emotivamente. Nel 1953 lasciò la sua città, New York, andando a vivere a Cornish riducendo progressivamente i contatti umani fino a vivere praticamente da recluso a partire dal 1980, forse a causa della difficoltà ad adattarsi alle luci della ribalta.
Salinger era conosciuto per la sua natura schiva e riservata, e spesso venne descritto come un misantropo; nell'arco di cinquant'anni ha rilasciato pochissime interviste: ad esempio nel 1953 ad una studentessa per la pagina scolastica The Daily Eagle di Cornish, nel 1974 a The New York Times (la sua ultima intervista). Non effettuò apparizioni pubbliche, né pubblicò nulla di nuovo dal 1965 (anno in cui apparve sul New Yorker un ultimo racconto) fino alla morte, benché, secondo molte testimonianze, avesse continuato a scrivere.

Trama: Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua "infanzia schifa" e le "cose da matti che gli sono capitate sotto Natale", dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a "exemplum vitae", e ciò ne ha decretato l'immenso successo che dura tuttora. È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo. Holden come lo conosciamo noi non potrebbe scrollarsi di dosso i suoi "e tutto quanto", "e compagnia bella", "e quel che segue" per tradurre sempre e soltanto l'espressione "and all". Né chi lo ha letto potrebbe pensarlo denudato del suo slang fatto di "una cosa da lasciarti secco" o "la vecchia Phoebe". Uno dei libri del Novecento che tanto ha ancora da dire negli anni Duemila.

Recensione: Il giovane Holden non è sicuramente il libro che mi aspettavo, ma non mi ha assolutamente delusa. Leggendo un "classico americano" è normale non avere alte aspettative sullo stile perché una linea comune che hanno quasi tutti gli scrittori americani è la brevità, la concisione e l'incredibile attitudine a narrare in maniera coinvolgente.

Quindi parto parlando dello stile di questo libro che, nonostante non abbia deluso le mie solite "aspettative sugli autori americani", ho trovato troppo distante dalla narrazione classica: non mi è per niente piaciuto, ma è un gusto personale. L'uso del gergo parlato in un libro è una cosa che mi fa storcere abbondantemente il naso, però... C'è un però.
Nonostante ci siano espressioni come:"stramaledetto", "eccetera eccetera", "santiddio", "né niente", "una volta" (davvero troppissime volte) ho apprezzato la scelta dell'autore.

Questo libro è la mente del protagonista riportata su carta, durante la narrazione abbiamo delle piccole anticipazioni di ciò che verrà detto più esplicitamente nel finale, ma possiamo tranquillamente capire che il protagonista, Holden Cautfield, è affetto da una malattia: scopriremo che ha subito diversi traumi e ci sembrerà quasi normale che si comporti in una certa maniera e che pensi determinate cose.

Percepiamo il profondo disgusto dell'autore verso la figura del borghese medio, verso quelle persone che si dimostrano troppo poco sensibili verso gli altri o che ostentano ipocrisia: questa è la parola chiave, quella che caratterizza quasi tutte le persone che incontra Holden sulla sua strada.
A momenti ci resto secco. Poi lui e la vecchia Sally si sono messi a parlare di un sacco di conoscenze in comune. Uno dei dialoghi più ipocriti che abbiate mai sentito. Tutti e due che si sforzavano di farsi venire in mente il più in fretta possibile dei nomi di posti, poi qualcuno che ci vivesse, dopodiché giù a snocciolare il nome. Quand'è arrivato il momento di tornare a sedersi, ero a tanto così dal vomitare.
Questo è sicuramente uno dei temi che ho apprezzato di più dell'intero libro. Già in passato, mi era piaciuto molto Città di carta di John Green (qui la mia recensione) non tanto per la storia o i personaggi, quanto per il messaggio che lanciava (ma che non ha mai approfondito a pieno): ogni cosa è caduca, le persone danno troppa importanza a cose materiali o al lavoro per vivere sempre la stessa vita senza aspirare a qualcosa di più profondo, ci si accontenta di vivere in una piccola e squallida realtà di paese di provincia o di una grande città perché va bene così, perché tutti fanno così e pur di essere accettati dagli altri si accetta questo compromesso.

Holden, nonostante il suo rammarico e la sua tristezza profonda, è un personaggio che si rifiuta di vivere in questo cliché, vuole andare via da quella realtà meschina che lo vuole schiavo di un ingranaggio che lui non riesce a capire.
Holden preferirebbe che tutti fossero come sua sorella, la piccola "vecchia Phoebe" che è intelligente e diretta, l'unica che sembra far breccia nel cuore del protagonista: in effetti, chi può mai aver incontrato un bambino capace di essere ipocrita? 
Avrei messo la regola che nessuno poteva fare cose da ipocrita, quando veniva a trovarmi. Se solo uno provava a fare una cosa da ipocrita, doveva andarsene.
In sostanza, è un libro che a lettura finita mi ha lasciata molto perplessa, ma qualche giorno di riflessione mi hanno fatto apprezzare questo classico senza tempo, che ha sicuramente molto da insegnarci in questa che più di qualunque altra potrebbe essere l'era dell'ipocrisia.

 VALUTAZIONE: